Cinque continenti, una sola terra

Si intitola “Cinque continenti, una sola terra” la mostra dell´artista ravennate Enzo Babini che, dopo la Germania (inaugurazione a Germering il 15 febbraio 2003, in occasione di una manifestazione promossa dall´associazione Emiliano-Romagnoli in Baviera), approderà a Melbourne, in Australia (26 aprile – 4 maggio) e a Città del Messico (a fine anno).

Sono queste le prime tappe di un progetto elaborato dalla Consulta regionale dell´emigrazione su un´intuizione dell´artista, ceramista e scultore: portare un messaggio di pace e fratellanza nei cinque continenti (in ognuno dei quali, in una sola città, sarà ospitata la mostra) utilizzando il mito di Pangea.

La madre terra era, ai primordi, un blocco unico, un monolite che, in seguito alla deriva dei continenti, si è frantumato in terre differenti, per consistenza e colore. Nell´opera di Babini il medium (la terracotta) è il messaggio. E un linguaggio: quello dell´universalità. Infatti le sculture di Babini sono state realizzate utilizzando blocchi d´argilla prelevati nei cinque continenti e poi assemblati e fusi insieme.

Ne sono nate 16 sculture alle quali si affiancano, in mostra, cento formelle in terracotta ispirate ognuna a un canto della Divina Commedia.
“Mi piacerebbe – ha detto l´artista – che dalle mie sculture emergesse l´idea che l´arte, per la sua natura universale, può diventare l´elemento unificante di tutta l´umanità”. Un critico ha scritto che Babini ha “le dita luminose”.

E così dev´essere, per uno che è riuscito a concretizzare il sogno di lavorare con le terre dei cinque continenti, come le argille provenienti dal Nilo o quelle dello Huang He (il fiume Giallo). Luminosità dello spirito, per l´artista che sogna di “riunire le terre, separate dalla deriva dei continenti, in una ricomposizione ideale di Pangea”: perché lui ama, della terra, “il profumo delle zolle bagnate che inonda l´aria dopo un acquazzone nei campi della nostra bella Romagna”.

Nel presentarne l´opera, il presidente della Consulta emigrazione dell´Emilia-Romagna, Ivo Cremonini, ha scritto: “Ciò che, apparentemente, divide i popoli è anche ciò che, in realtà, rende vario, multiforme, bello il nostro pianeta. Come diceva Goethe, tutte le piante provengono dall´Urpflanze, la “pianta originaria”. Così, tutte le razze umane derivano da un unico progenitore, che è la sintesi dell´umanità nella sua compiutezza.

Ecco perché i nostri emigrati, che la sorte ha condotto nella pampa argentina, nelle miniere del Belgio o in una metropoli australiana, conoscono le acque che nella loro corsa verso il mare toccano paesi diversi. E sanno che queste acque ” quelle che trascinano argille e detriti che si cumulano di paese in paese – sono le più profonde, le più luccicanti perché hanno conosciuto città, paesaggi, uomini ogni volta diversi. Spesso il percorso del fiume è tortuoso, drammatico, burrascoso, ma alla fine ” quando arriva alla foce ” è bello vedere che si distende abbracciando tutto quello che ha visto. Credo che si senta così ogni migrante alla fine del suo percorso di sradicamento”. 

“Amo, della terra, il profumo delle zolle bagnate che inonda l’aria dopo un acquazzone nei campi della nostra bella Romagna” (Enzo Babini).

 

1 commento
  1. chiara magnan
    chiara magnan dice:

    Buongiorno Signor Babini , ci siamo incontrati cosi`per caso con la sua gentile Signora sulle terre di Sardegna , spiaggetta della fontana , e ho un bellissimo ricordo di quest’incontro
    è con piacere che scopro il duo sito , le sue opère e condivido in piano le sensazioni forti che ci dà la terra il suo profumo , qui in montagna in questi giorni correndo nel bosco queste sensazioni erano forti stasera nevica ed è un odore diverso
    vi auguro un anno pieno di cose buone e serenità a tutta la famiglia a presto forse sempre sulla bella terra sarda chiara

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