Incontro di Babini con Papa Francesco. Nelle foto sono visibili alcuni pezzi in bronzo del presepe che il nostro artista cotignolese ha donato al Vaticano.

Saranno consegnate ai capi di Stato europei, al papa e al presidente degli USA

In occasione del Giubileo della misericordia, l’artista cotignolese Enzo Babini ha realizzato delle medaglie celebrative che saranno consegnate a tutti i capi di Stato dell’Unione europea, al papa e al presidente degli Stati Uniti d’America. L’iniziativa è stata presentata lunedì 14 marzo con una conferenza stampa nella Sala consiliare del municipio di Cotignola, alla presenza del sindaco Luca Piovaccari e dell’artista Enzo Babini. Continua a leggere

Dalle lontananze del tempo uno sguardo ci fissa, perturbante.  La maschera di Medusa, fra le più antiche, esprime il confine tra orrore e bellezza, tra l’orrore che seduce e pietrifica e la bellezza che annienta, che raggela e uccide.

Il potere di Medusa è duplice: esso riposa nello sguardo, ma anche nell’oggetto creato dall’artista. In questo caso, l’artista che crea, che imita la realtà, ne ferma un segmento nella propria raffigurazione: lo slancio vitale viene privato di un tratto della propria essenza, che, per sempre, ritroveremo così nel manufatto che lo ha strappato alla vita stessa.

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Mostra delle formelle in terracotta dedicate alla Divina Commedia Nel 750° anniversario della nascita di DANTE ALIGHIERI la Regione Toscana con il patrocinio del Comune di Firenze, Comune di Ravenna e Società Dantesca Italiana promuovono la “mostra delle formelle in terracotta dedicate alla Divina Commedia dello scultore ceramista Enzo Babini”

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In occasione dei festeggiamenti per i suoi primi 50 anni, il 25 giugno scorso una delegazione del Club lughese, composta dal presidente Paolo Contarini, dai past presidents Alessandro Svegli Compagnoni e Gabriele Longanesi, e dal maestro Enzo Babini ha donato alla Presidenza della Repubblica una Campana in bronzo, importante simbolo Rotariano. Continua a leggere

Enzo Babini ha sempre fatto della relazione tra il materiale e l’immateriale un punto centrale della sua ricerca e della sua passione.

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In quanto scultore e ceramista, la materia rappresenta l’ineludibile inizio del proprio lavoro.

La materia informe, sulla quale Babini conduce analisi raffinate e che manovra sempre alla luce di un progetto intellettuale ben definito: le terre di Romagna, le terre degli oceani e oltre.

L’intelletto è dunque il primo elemento immateriale che cala nella materia e la informa; il primo elemento immateriale che consente alla materia di animarsi ancora prima che lo scultore vi affondi le mani.

Poi la luce, il vento, lo spirito, il soffio divino, il tempo, tutte dimensioni dell’immateriale con le quali Babini conduce una lotta serrata che è anche una turbolenta relazione d’amore.

Questo amore e questa lotta gli consentono da far vivere le terre che lavora di vita propria, così che esse ci si presentino come il frutto più maturo di un percorso complesso e al contempo dimenticato; così che allo spettatore appaia solo il gioco di prestigio dell’opera finita, e che solo un difficile lavoro di interpretazione del processo possa portare alla luce ciò che sta dietro, il fondamento, ciò che sta sotto e che sostiene.

Il filo rosso che unisce queste opere è l’onda, ma l’onda è il risultato dell’azione del vento sul mare, cioè di un elemento aereo e spirituale sulla parte più ambigua e profonda della materia.

Le infinite e chiarissime altitudini del cielo, nelle quali si produce il soffio del vento, si mescolano con le insondabili profondità oscure del mare e, nel punto esatto del loro incontro, l’unione della materia e dello spirito crea l’anima e il movimento, quel movimento plastico che, da sempre, costituisce la sfida più difficile per chi esercita il mestiere e l’arte dello scultore.

Quel punto esatto dell’incontro è la cattura. Onde catturate dal mare e dal vento, dalla terra e dal cielo, dalla materia e dallo spirito, che Babini ci restituisce con semplicità e bellezza in quanto testimone di quell’incontro, così come solo un artista sa fare.

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Enzo Babini dona a Papa Benedetto XVI una scultura ceramica.

L’artista cotignolese è appena rientrato da Mosca dove ha esposto i cento cantici in terracotta al celebre Museo Pushkin.

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Dalla Cina alla Russia. Dopo l’esposizione della monumentale opera di cento formelle di porcellana a Jingdezhen, in occasione della Fiera internazionale della ceramica, l’artista cotignolese Enzo Babini è appena rientrato da Mosca dove, l’8 novembre scorso, ha inaugurato la mostra “Cento Terrecotte raccontano la Divina Commedia” al celebre Museo Pushkin.

Un evento realizzato in uno dei più importanti musei al mondo grazie alla collaborazione del Comitato della Società Dante Alighieri di Mosca, dell’Istituto Italiano di Cultura di Mosca e della Biblioteca centrale 174.

Un omaggio a Dante, che fa eco al progetto elaborato nel 2009 dall’artista romagnolo, “La Ceramica come via di Pace”, che consistette nella trasposizione in porcellana della sua opera “L’alto Passo”, costituita da 100 bassorilievi in cotto raffiguranti i canti danteschi. Un’opera che già gli aveva fruttato diversi premi nazionali e internazionali, oltre alla medaglia d’oro da parte dell’Associazione Nazionale “Dante Alighieri”.

Come avvenne in Cina, anche in quest’occasione lo scultore ha deciso di donare la monumentale opera alla città ospitante di Mosca, come segno di amicizia tra i popoli, a futura memoria.

«Con questa conferenza vogliamo rendere omaggio e dare il meritato riconoscimento al concittadino Enzo Babini e alla sua arte ormai conosciuta in tutto il mondo – sottolinea il sindaco Antonio Pezzi.

Questo nuovo successo non può che farci immensamente piacere. A nome dell’intero Consiglio comunale e credo anche di tutta la collettività desidero esprimere i miei complimenti a quest’artista che sta portando Cotignola in giro per il mondo, nell’augurio che l’arte sia sempre più una forma di comunicazione che valica tutti i confini».

«La Divina Commedia è conosciuta in tutto il mondo e questo è un dato di fatto – racconta Enzo Babini».

Vent’anni fa partecipai ad un concorso internazionale e vinsi il primo premio assoluto. Da quel momento ho iniziato a coltivare con passione l’interesse per questo poema. In principio ero molto titubante: lavorare su Dante significa lavorare su qualcosa di mondiale.

Per questo ci sono andato in punta di piedi, impegnandomi per tre, quattro anni. Ho realizzato l’opera scultorea scolpendo al negativo su lastre di gesso i cento canti.

La prima inaugurazione risale ormai a vent’anni fa, a Ravenna. Da quella prima volta l’opera ha poi girato un po’ per il mondo, esposta in tante città di rilievo: Lione, Monaco, Melbourne.

Ha suscitato un certo interesse, non solo da un punto di vista prettamente estetico, ma per la novità che rappresentava: rendere materico un concetto storico filosofico. Sono sempre partito col presupposto che l’arte deve anche lanciare dei messaggi e non essere solo bella e fine a sé stessa.

Con questo spirito ho cercato di comunicare anche con alcune nazioni distanti, al fine di rafforzare l’amicizia tra i popoli. È questo il senso ultimo che accompagna tutte le mie opere. Il mio obiettivo è quello di creare legami con gli altri Paesi a livello sociale, economico e culturale».

«Già da tempo ero interessato alla Russia e ad avviare scambi con loro – continua lo scultore cotignolese . Ho presentato questo mio progetto all’Istituto Italiano di Cultura di Mosca: qui sono impegnati per farlo conoscere tramite l’Associazione Nazionale “Dante Alighieri” di cui io sono onorato di essere medaglia d’oro. Così ho avuto il grande onore di esporre in uno dei tre musei più importanti al mondo.

L’accoglienza è stata eccezionale. Anche per questo ho deciso che l’opera rimarrà lì. Il giorno dopo l’inaugurazione è venuta anche la televisione russa nazionale. Inoltre tutta l’opera tramite la “Dante Alighieri” farà una mostra itinerante in varie città della Russia, toccando anche S. Pietroburgo.

Con questo progetto mi auguro davvero, visto che sono un cotignolese doc e provengo dalla scuola di Luigi Varoli, di aver in qualche modo reso omaggio al mio paese e spero che in futuro sia la mia Cotignola che la mia Romagna possano avviare un rapporto di amicizia e di scambio socio culturale con questa splendida città, pensando soprattutto alle nuove generazioni».

Si intitola “Cinque continenti, una sola terra” la mostra dell´artista ravennate Enzo Babini che, dopo la Germania (inaugurazione a Germering il 15 febbraio 2003, in occasione di una manifestazione promossa dall´associazione Emiliano-Romagnoli in Baviera), approderà a Melbourne, in Australia (26 aprile – 4 maggio) e a Città del Messico (a fine anno).

Sono queste le prime tappe di un progetto elaborato dalla Consulta regionale dell´emigrazione su un´intuizione dell´artista, ceramista e scultore: portare un messaggio di pace e fratellanza nei cinque continenti (in ognuno dei quali, in una sola città, sarà ospitata la mostra) utilizzando il mito di Pangea. Continua a leggere

Una mostra per celebrare le opere di Enzo Babini. Dal 13 al 25 novembre 2010 la Sala Forum di Faenza ospiterà infatti “Oltre la materia”, esposizione dedicata al celebre artista romagnolo, noto in tutto il mondo per le sue sculture su ceramica e porcellana.

Nato a Cotignola (Ra) nel 1946, Enzo Babini frequenta dal 1952 al 1957 la scuola locale di Arti e Mestieri, sotto la guida del professor Luigi Varoli. Successivamente prosegue i propri studi all’Istituto statale d’arte di Faenza, dove ottiene il diploma di Maestro d’arte e la maturità di magistero, sviluppando contemporaneamente esperienze presso gli studi dei più noti maestri ceramisti come Angelo Biancini e Carlo Zauli. Continua a leggere